APECCHIO

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Crocevia tra Marche, Umbria e Toscana, Apecchio ha visto passare lungo le sue strade antichi popoli: Piceni, Umbri, Celti, Etruschi e Romani. Tante sono le tracce storiche e culturali di un certo interesse, ma sicuramente due svettano sulle altre.

Chi arriva in paese si imbatte immediatamente in quella che forse è l’attrazione cardine di questo borgo affascinante, il ponte Medievale a schiena d’asino (XV sec.) di Apecchio.
Secondo alcune fonti, pare che un documento della fine del Trecento attesti la sua esistenza, affermando che era stato parzialmente guastato come atto di guerra dai Tifernati, ma secondo alcuni è possibile che si tratti di una costruzione antecedente l’anno Mille.

Particolare ed unico nel suo genere nel territorio marchigiano, il ponte è rimasto comunque in ottime condizioni, ed ha una architettura rara, detta appunto a “schiena d’asino” con la caratteristica arcatura ad ogiva, tipica del gotico medievale e dell’arte araba.
Tutta la massa del ponte è costituita interamente da elegante pietra arenaria grigia.
Sotto al ponte scorre un affluente del Metauro, il Biscubio, piccolo fiume caratterizzato dalle sponde a ciottoli.

Altro elemento forse meno conosciuto, ma non meno importante, è Palazzo Ubaldini che mostra i tratti caratteristici dell’architettura quattrocentesca.

La costruzione del palazzo iniziò su progetto di Francesco di Giorgio Martini nel 1477 per volontà del conte Ottaviano II Ubaldini, reggente del ducato di Urbino e legislatore di Apecchio, autore dello Statuto per mezzo del quale gli Ubaldini governarono la comunità apecchiese per oltre trecento anni.

Sembra che i lavori furono eseguiti da maestranze lombarde, forse le stesse che lavorarono nel palazzo Ducale, chiamate in Urbino da Battista Sforza, moglie del duca Federico, fratello di Ottaviano.

Ci vollero centouno anni per il completamento dell’opera che avvenne nel 1578 per volontà del conte Guidubaldo II Ubaldini.
Da ammirare nel palazzo oltre alla facciata, il bel porticato, formato da otto colonne sormontate da raffinati capitelli ionici, su cui si affacciano le finestre finemente incorniciate del piano nobile.