FRANCESCO DI GIORGIO MARTINI NEL MONTEFELTRO

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I personaggi che hanno fatto la storia del Montefeltro

Francesco di Giorgio Martini (1439-1501) è stato uno degli artisti più eclettici e creativi della seconda metà del XV secolo, architetto, ingegnere, pittore, scultore e scrittore. 

É stato uno dei più interessanti e prolifici architetti del periodo rinascimentale, teorico dell’architettura visionaria e ingegnere militare, scrisse un trattato  di architettura, ingegneria e arte militare, il terzo del Quattrocento, dopo quello di Leone Battista Alberti e del Filarete.

Nel periodo trascorso ad Urbino, costruì quasi settanta fortificazioni per Federico da Montefeltro, ma fu soprattutto un innovatore introducendo soluzioni architettoniche inedite ed in anticipo rispetto ai progetti completati all’epoca.

Nei suoi libri teorizzo la città “ideale”, vincolata all’interno di geometrie poligonali a forma di stella e con bastioni a forma di cuneo quali esempi delle sue innovazioni.

Chiamato ad Urbino nel 1477 da Federico da Montefeltro, ebbe l’incarico di completare il palazzo Ducale e si dedicò a vari interventi tra cui l’ampliamento del suggestivo giardino pensile, la realizzazione della incredibile rampa elicoidale e fu anche autore dei disegni per le tarsie dello Studiolo di Federico da Montefeltro, il capolavoro dei capolavori unico al mondo, cuore del maestoso Palazzo ducale di Urbino.

Oltre al palazzo Ducale, numerose sono le opere di cui ancora oggi possiamo ammirare il fascino senza tempo.
Ad Urbino si devono ai suoi progetti il Duomo, la chiesa di San Bernardino e il Monastero di Santa Chiara caratterizzato da una serie di logge sovrapposte, aperte verso il paesaggio.

Nella vicina Urbania, Francesco di Giorgio realizzò il Palazzo Ducale, poi completato da Girolamo Genga, anch’esso dotato di rampa elicoidale;
a Cagli progettò la Rocca, dalla originaria forma romboidale con torri circolari lungo il perimetro e un alto mastio, con un imponente torrione di testa; a Sassocorvaro realizzò la rocca ubaldinesca, forte e compatta con l’inedita forma di testuggine;
a San Leo, fu autore della splendida fortezza concepita per una “controffensiva dinamica”, con i lati della fortezza dotati di artiglieria rendendo irraggiungibili ai nemici i punti di accesso;
poi sono da ricordare ancora la ristrutturazione della rocca malatestiana di Montecerignone, della rocca di Frontone che ricorda la forma di prua di una nave, la rocca di Mondavio che non fu completata a causa della sua morte.